
Anche io sono spaventato dal nucleare. Sono, però, ugualmente spaventato dal futuro che si potrebbe prospettare per questo paese se rinunciasse ad affrontare le decisioni energetiche con spirito critico, oggettivo e con una visione di lungo periodo.
Ben inteso, non sono così ingenuo da pensare che a Berlusconi freghi qualcosa delle sorti future dell’Italia, penso che casualmente in questa situazione, gli interessi di Berlusconi possano essere sorprendentemente allineati con gli interessi della nazione.
L’unica domanda che mi sento di rivolgere è: siamo sicuri che la nostra paura del nucleare non nasca da una scarsa o mala informazione?
Perciò, non ritenendomi in grado di affrontare l’argomento con la competenza necessaria, ho deciso, per la prima volta, di “ospitare” su Cogito un articolo non mio.
Sarò forse tacciato di antidemocraticità ma credo, infatti, che il nucleare, per la natura particolarmente tecnica della materia non possa essere una chiacchiera da bar, ma debba essere trattato con la dovuta oggettività e con le dovute conoscenze a riguardo.
Spero che questo non rimanga un caso isolato e invito quindi chiunque avesse argomenti, o articoli da proporre a contattarmi tranquillamente.
Grazie a Martina e Fabio che per primi hanno accolto il mio invito.
PS: l’articolo è stato scritto prima della moratoria del governo, quindi quando il referendum era ancora programmato, mi scuso (soprattutto con gli autori) se per pigrizia non sono riuscito a pubblicarlo prima di oggi.
Buona lettura
Luca Marani
A breve ci verrà chiesto di votare in un referendum relativo a una serie di questioni fra cui l’eventuale sospensione del programma nucleare italiano.
In Italia c’è già stato un referendum sul nucleare, con un risultato ben noto e con una eccezionale affluenza (65.1%), in seguito all’incidente di Chernobyl e alla conseguente sovraesposizione mediatica a cui la popolazione è stata sottoposta.
Educazione e informazione della popolazione sono requisiti fondamentali per la democrazia, per cui, prima di esprimere la propria opinione, sia essa politica o referendaria, il cittadino è tenuto e ha il pieno diritto di avere una sufficiente conoscenza dell’argomento. La complessità tecnica del tema in questione ha un pregio ed un difetto: il difetto è la difficoltà intrinseca nell’avvicinarsi e nel comprendere la questione; il pregio è proprio l’oggettività dei dati che la descrivono. Per questi non ci si può affidare all’interpretazione, spesso faziosa, di politici, giornalisti e finti esperti.
Purtroppo veniamo sommersi di affermazioni senza alcun fondamento tecnico-scientifico o addirittura false. Ci accorgiamo che se non si padroneggia un po’ la materia è molto difficile capire quali sono le cose vere e quali no, vogliamo quindi aggiungere un po’ di dati tecnici che riteniamo fondamentali per votare con consapevolezza in questo referendum.
Cominciamo distinguendo l’energia elettrica da quella termica. L’energia termica, il cosiddetto “calore”, ci è fornito dai combustibili, dal sole e dal calore del sottosuolo. Dall’energia termica tramite opportuni impianti è possibile ricavare energia elettrica. Altri tipi di impianti ci permettono di ricavare energia elettrica dalle fonti meccaniche (vento, acqua), o direttamente dal sole (fotovoltaico).
Questa distinzione è fondamentale in quanto non sempre trasformiamo l’energia termica in elettricità, come per esempio nelle automobili, nel riscaldamento ecc.
In Italia l’energia elettrica della rete nazionale è prodotta per il 77.4% con impianti termici tradizionali (quasi tutto gas, inoltre carbone,olio combustibile,rifiuti), il 18.3% dall’idroelettrico, l’1.8% geotermico, 2.2% eolica, 0.2% fotovoltaica. Queste percentuali riguardano solo ciò che produciamo noi, la produzione italiana non basta a soddisfare la domanda, importiamo infatti un 14% dell’energia elettrica totale dall’estero (la maggior parte da Svizzera, Francia, Slovenia).
Il gas è importato per il 33% dall’Algeria, il 30% dalla Russia, il 19% dall’ Olanda, il 10% dalla Libia. Ciò rende evidente la dipendenza dell’Italia dai paesi esteri, alcuni dei quali risultano persino non politicamente stabili. A onor del vero va detto che l’energia importata ci costa meno che produrla, infatti questi paesi producono la maggior parte della propria energia elettrica da centrali nucleari.
Per l’appunto l’energia italiana è molto cara rispetto agli standard europei, ciò è dovuto agli investimenti sul rinnovabile e alla scelta di utilizzare gas e non carbone (il kWh prodotto dal carbone è meno costoso di quello prodotto dal gas).
Al riguardo è importante precisare che nel costo dell’energia prodotta da una centrale a carbone si tiene anche conto delle “sanzioni” da pagare per la produzione di inquinanti, in continua diminuzione grazie alla continua evoluzione delle tecnologie di trattamento fumi (per curiosità: le più recenti centrali a carbone hanno percentuali di polveri in uscita minori di quelle all’ingresso. In parole povere puliscono l’aria).
Il prezzo dell’energia non influenza esclusivamente le nostre bollette, ma influenza il costo di tutto ciò che è prodotto nel nostro paese ed è inoltre destinato ad aumentare visto che il gas non è infinito. Ne rimane a sufficienza all’incirca per 60,3 anni. La valutazione della disponibilità, negli anni a venire, di qualunque combustibile è legata al prezzo delle materie prime, degli investimenti e delle nuove tecnologie che possono rendersi disponibili. Utilizzando opportuni indicatori la disponibilità di petrolio è stimata in 41,6 anni, quella di carbone in 133 anni, quella dell’uranio in almeno 100 anni. Questi sono dati sulle riserve, ovvero sono una fotografia istantanea dei combustibili disponibili, ben diversi dai dati sulle risorse (depositi indicati come probabili ma sfruttabili a costi non competitivi o che ancora non sono stati identificati con certezza) e che non considerano l’evoluzione della tecnologia impiantistica.
Se si va poi a considerare l’aumento dei prezzi a cui, inevitabilmente, ogni risorsa finita va incontro, le riserve di uranio sfruttabili con convenienza economica aumentano (per ora risulta vantaggioso solo l’estrazione di minerale con percentuale di uranio superiore al 2%). Simili ragionamenti si possono fare con carbone, petrolio e gas, fino a coinvolgere la fantascientifica idea dello sfruttamento delle riserve di metano idrato suboceaniche (Se però si coinvolgessero queste riserve di idrocarburi per la produzione elettrica e per i trasporti non si farebbe che peggiorare l’emissione di gas serra con conseguenze probabilmente catastrofiche sul clima). L’energia nucleare, invece, non comporta l’emissione di gas serra. Inoltre si ritiene, con ragionevole certezza, che in futuro sarà possibile sfruttare le scorie già stoccate, con il duplice vantaggio di una risorsa già disponibile e di scorie in meno da trattare. Se poi si vanno a considerare i reattori a ciclo chiuso, su cui sta venendo svolta sperimentazione attualmente, la durata delle riserve di combustibile nucleare aumenta di qualche decina di volte (visto lo sfruttamento “completo” del combustibile da parte di questi reattori).
Torniamo al presente, in Italia.
Sicuramente è d’obbligo potenziare le risorse naturali che abbiamo, come l’idroelettrico, già molto sfruttato, la geotermia, di cui siamo già i secondi in Europa, e l’eolico (ma il nostro non è un paese particolarmente ventoso). Il fotovoltaico invece non sarebbe economicamente sostenibile (mentre rimane energeticamente ininfluente) se non fosse enormemente sostenuto da incentivi statali: un ottimo investimento per chi lo installa, un salasso per le bollette di tutti, e soprattutto con risultati pressoché nulli. Siamo il secondo mercato in Europa e copriamo solo lo 0.2% (cioè pochissimo ma non perché i pannelli siano pochi ma perché poco efficienti e con una bassa densità energetica), regalando incentivi statali a imprese estere che producono pannelli (Germania, Francia, Inghilterra, Cina…). Il fotovoltaico, con la tecnologia attuale, non sarà mai di alcun aiuto all’apporto energetico in Italia nonostante politici e giornalisti affermino spesso il contrario. Diverso è il caso della Germania che investe molto sul fotovoltaico non per una convenienza energetica o per spirito ambientalista, ma per una convenienza economica. Hanno molte imprese che producono pannelli fotovoltaici.
Un ulteriore problema è dovuto al fatto che le fonti rinnovabili, e quelle che generano energia elettrica in particolar modo, sono affette da aleatorietà, bisogna sfruttarle quando ci sono, senza poterne programmare la disponibilità.
L’energia elettrica non è cumulabile, viene prodotta quando serve secondo l’andamento della richiesta istantanea da parte dell’utenza. In particolar modo nei momenti di picco della richiesta (mattina e sera) verrà impiegata praticamente tutta la potenza disponibile mentre nei momenti di minor richiesta le centrali verranno spente.
Una fonte disponibile in modo non programmabile comporta difficoltà nell’inserirla in una rete elettrica che non può regolare il carico, ed è necessario prevedere sistemi convenzionali che possano sopperire in mancanza del contributo delle rinnovabili.
Di certo il nucleare potrebbe essere una delle soluzioni a molti dei problemi elencati. Ha alcuni evidenti vantaggi, costa poco, diminuirebbe la dipendenza dall’estero,è tutto sommato un’ energia pulita e rispettosa dell’ambiente. Le centrali che si costruirebbero sono tecnologicamente molto evolute, hanno un sistema di sicurezza spaventoso, tale da resistere a terremoti e persino all’impatto di un boeing. È innegabile il fatto che in rari casi possa succedere un incidente, in Giappone sono stati superati svariate volte tutti i coefficienti di sicurezza, eppure l’incidente, seppur molto grave, è stato controllato, e se paragonato ai crolli delle dighe (centrali idroelettriche) ha fatto danni molto minori. Si consideri che il terremoto del Giappone ha una magnitudo di incidenza secolare (accade in media ogni secolo), e che non è stato il terremoto a mandare in crisi la centrale (di tecnologia datata) ma lo tsunami.
In sostanza il nucleare potrebbe:
1) diversificare il mix di produzione elettrica diminuendo la vulnerabilità dello stato, 2) ridurre le emissioni di CO2 con un conseguente minor esborso per ‘multe’ dall’Europa e maggior rispetto per l’ambiente, 3) industrie nazionali potrebbero inserirsi nel processo di costruzione di nuove centrali. 4) molto probabilmente avrebbe in prospettiva una produzione di energia elettrica meno costosa, avvicinandosi ai livelli di prezzo europei.
Su quest’ultimo punto si sentono spesso contestazioni poco fondate riguardo l’aumento del costo dell’uranio e l’onerosità dei costi di smantellamento. Va specificato che nel calcolo dei costi al kWh di produzione di energia elettrica si utilizzano dei modelli che tengono conto di tutti i fattori, compreso ovviamente lo smantellamento di una centrale. Sempre da questi modelli si ottiene che il prezzo del combustibile rappresenta l’8% del costo al kWh prodotto da una centrale nucleare, ciò vuol dire che il costo del combustibile ha una bassissima influenza sul costo totale di produzione di energia.
Affrontiamo ora il problema delle scorie.
Bisogna innanzitutto distinguere le scorie di lunga durata e quelle di brave durata.
Riguardo alla quantità non possiamo che citare l’ottimo articolo del professor Marco Ricotti(ordinario di impianti nucleari al Politecnico di Milano e membro dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare)
un francese, che consuma energia elettrica praticamente solo da fonte nucleare, produce ogni anno 3000 kg di rifiuti di ogni tipo, che comprendono 100 kg di rifiuti tossico-nocivi (chimici, metalli pesanti non degradabili, etc.) i quali includono 1 kg di rifiuti nucleari, dei quali solo 0.05 kg sono i rifiuti radioattivi pericolosi a lunga vita (oltre 30 anni). In definitiva, un francese nell’intera sua vita, 70 anni almeno, produce una quantità di rifiuti nucleari pericolosi la cui quantità starebbe in una sfera di vetro sul palmo di una mano. I metri cubi giornalieri di rifiuti che crescono sul ciglio delle strade campane non saranno radioattivi, ma non pongono meno problemi.
Riportando il discorso all’Italia, che avrebbe una percentuale minore di energia nucleare, basterebbe un volume pari a quello di una decina di silos per contenere i rifiuti a breve termine e un solo “deposito Storico” per i rifiuti a lungo termine. Chi sostiene che l’uomo non sia in grado di costruire una struttura stabile, sicura e di dimensione sufficiente in grado di attraversare la storia, dovrebbe chiedere un parere a Cheope, Chefren e Micerino.
Inoltre la percentuale di rifiuti prodotti da una centrale è in continua diminuzione con il miglioramento della tecnologia, e si prevede di poter utilizzare in un futuro i rifiuti come combustibile fissile. È per questo motivo che vengono attualmente tenuti in “piscine” vicino alle centrali.
A titolo informativo: una centrale nucleare da 1000 MWe produce 20 metri cubi l’anno di scorie radioattive. Una centrale a carbone di pari potenza produce 200000 metri cubi di ceneri, contenenti 3000 metri cubi di metalli pesanti, che necessitano di trattamento e interramento in discariche speciali dedicate. Bastano frazioni di grammo di metalli pesanti per provocare un bioaccumulo nel corpo umano e dare pesanti danni cerebrali, osteoporosi, malattie mentali, disfunzioni gravi di fegato e reni.
Per concludere quest’articolo è necessaria una precisazione. Ci siamo accorti, mentre scrivevamo, che l’analisi tecnica può sembrare particolarmente sterile e fredda.
Abbiamo spesso ragionato in termini di convenienza o fattibilità economica. Questo approccio non deriva da una visione cinica o utilitaristica del mondo. È innegabile che il grado di benessere di una nazione si basi sul PIL e che una scelta, magari pseudo-ambientalista ma non fattibile economicamente, si ripercuota sul nostro benessere e in particolar modo sulla fascia di popolazione che già fatica ad arrivare alla fine del mese.
Dunque, dal nostro punto di vista, dopo aver cercato di informarci il più possibile su una questione spinosa e sfaccettata come quella del nucleare, siamo giunti a ritenere questa risorsa sicura, economica, lungimirante e necessaria.
Con profondo rammarico vediamo spessissimo negare, senza motivazioni credibili, questi aspetti.
Riteniamo estremamente scorretto il comportamento di molti media e associazioni che, in una sorte di “caccia alle streghe”, addossano colpe inesistenti al nucleare, plasmando idee sbagliate nella popolazione per mezzo della paura e di dati incompleti o persino inesistenti.
Speriamo di aver chiarito con questo articolo, per quanto breve e sicuramente a sua volta incompleto, alcuni aspetti di questa vicenda. Invitiamo tutti ad informarsi ulteriormente, per conto proprio, con spirito critico.
Se desiderate siamo aperti a qualsiasi confronto, chiarimento e delucidazione.
Un grazie per l’attenzione.
Martina Sidoti
Fabio Furesi
1) Ma tu la terresti in mano la sfera radioattiva che produrresti?
RispondiElimina2) Non siamo più nell'epoca di Cheope, Chefren e Micerino, siamo nell'epoca de L'Aquila, di Chernobyl, di Fukushima, di Salvatore Ligresti.
L'informazione sui "piccoli incidenti", sui tanti tumori intorno alle centrali, sulle nosrmali procedure di rilascio controllato e autorizzato entro certi limiti fissati dalla legge... questa è l'informazione che manca.
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-54475a0a-4100-4797-9df9-d01a36195f19.html
http://www.julienews.it/notizia/dal-mondo/egitto-esplosione-in-centrale-nucleare-esce-acqua-radioattiva/78838_dal-mondo_1_1.html
Ciao, o iniziato a leggere l'articolo, vi faccio i complimenti per avere condensato e sintetizzato i dati economici che sicuramente stanno alla base delle scelte, in termini di politiche energetiche, dei vari paesi, nostro compreso.
RispondiEliminaVi devo però confessare che non l'ho finito (il vostro articolo) perché, sebbene molto preciso, non mi stava dando niente di nuovo, in termini di informazione tecnica.
Purtroppo non corregge nenache quelli che, secondo me, sono i limiti di questo tipo di analisi.
Il primo è quello di non considerare, nei costi di produzione dell'energia, i costi legati ai danni causati dalla produzione stessa: mi sapete dire, ad esempio, a 25 anni dall'"incidente" di Cehernobyl, a quanto ammontano, in termini monetari, i danni? E quanto si sono valutati i danni permanenti e trasmissibili causati agli esseri viventi (vegetali e animali)? E quanto questi danni hanno inciso sulla determinazione del costo dell'energia che importaimo dalla Russia/Ukraina?
Secondo; non credo che il PIL generi benessere (questo però è ideologico, cosi come affermare il contrario), ma soprattutto sono daccordo con i vari economisti mondiali (compresi alcuni premi nobel, se servisse come suggello all'autorevolezza dell'opinione) che dicono che i parametri di valutazione standard del livello di povertà devono tener conto anche del benessere personale (e sociale), e non solo, appunto, del rapporto col PIL; pertanto, secondo questi parametri, alcune persone (sempre di più, a dire il vero) vengono ritenute povere solo perché non producono quanto ci si aspetta da loro, senza tener conto del fatto che alcune di queste persone hanno scelto di non produrre, per stare meglio (cooperative di consume responsabile, microproduttori, ecc.).
Terzo; non sono convito che il progresso sia da perseguire a tutti i costi (anche questo, mi rendo conto, è ideologico, cosi come il suo contrario) ma credo che il progresso debba essere finalizzato, appunto, al benessere (non quello meramente economico), pertanto se il progresso mi impone delle scelte potenzialmente controproducenti, beh, abbasso il progresso ;-)
Tralascando per un attimo le questioni di principio, esiste un problema, secondo me fondamentale; che è quello legato alla sicurezza e alla definizione stessa del "livello minimo di sicurezza"; possiamo discutere fino allo sfinimento di quali sono i parameteri di sicurezza, di come sono definiti, di cosa è, secondo questo parametri, più o meno sicuro, ma alla fine resta un punto fondamentale: l'Uomo non può pretendere di controllare tutto, ci sarà sempre una possibilità che sfugge al controllo (magari un terremoto, oppure un tecnico che si crede onnipotente e decide di tralascare una procedura di sicurezza) ed è allora che ci verrà chiesto il conto, quello vero, non quello economico, e io, da egoista quale sono, spero che verrà presentato ad altri, lontano da casa mia; anzi, per l'esattezza spero che non vanga mai presentato a nessuno.
Dite che l'emotività non dovrebbe entrare in queste discussioni, o comunque dovrebbe essere supportata da una dose di analisi critica supportata dall'informazione tecnica corretta (ho sintetizzato, spero correttamente): ma cosa c'è di più personale e quindi emotivo della speranza in un futuro migliore? E nala definizione stessa di Futiro migliere?
E' la manipolazione della coscienza popolare che non deve essere permessa, e questo è sacrosanto, ma questo vale per tutti.
Continuo ad essere contrario all'utilizzo delle centrali nucleari per produrre energia, continuo ad essere favorevole alla ricerca, continuo a pensare che dobbiamo utilizzare quanto ci viene messo a disposizione in maniera consapevole e corretta, e, se l'energia non ci basta, allora dobbiamo usarne di meno.
Ciao tutti
Ciao, forse posso rispondere io, brevemente ai quesiti posti da Sergio.Orfeo e più estensivamente a quelli di Cristiano. Conosco gli autori (che ringrazio per l'articolo) e conosco i temi trattati.
RispondiElimina1)Ovviamente non terrei in mano la sfera radioattiva, sarebbe stupido. Come dire: sai che un uomo consuma ogni anno 1000 (sparo) litri di benzina, te li berresti tutti in un sorso?
Non capisco la domanda, vorrebbe far notare che le radiazioni sono pericolose? Bella scoperta!!
2)Non paragonerei delle abitazioni civili non antisismiche (e costruite pure male) a delle centrali nucleari, sinceramente. Per un esempio di fallimento dell'uomo ne troviamo dieci di grande successo!
Per Cristiano. Sottolineo subito la correttezza dell'ultimissima affermazione: usarne meno! Infatti è già previsto, in ottica di riduzione di anidride carbonica immessa in atmosfera (la cui concentrazione aumenta di anno in anno) che semplicemente col risparmio e l'ottimizzazione energetica riusciremmo a stabilizzare la CO2 immessa. E' già qualcosa.
Poi devo obiettare sul fatto che nell'analisi non si considerano "costi legati ai danni causati dalla produzione stessa: mi sapete dire, ad esempio, a 25 anni dall'"incidente" di Cehernobyl, a quanto ammontano, in termini monetari, i danni?". Ora, la contraddizione sta nel considerare questi costi come costi legati alla produzione stessa: così non è, come infatti dici subito dopo. Sono costi legati all'incidente. E' come se una petroliera subisce un incidente, riversa ettolitri di greggio in mare, o si incendia. Si dovranno sostenere dei costi, ma non sono costi di normale esercizio (prevedibili) ma conseguenti a un incidente, possiamo farne a decine: un viadotto crolla, un aereo precipità su un villaggio. Non c'è nessuna specificità nel nucleare. Vorrei infatti che fossi arrivato al punto dell'articolo in cui si confrontano le emissioni nocive di nucleare a confronto col carbone. Una centrale da 1000 MW: se è nucleare produrrà 20 metri cubi l'anno di scorie radioattive, se è a carbone 200000 metri cubi di ceneri, tra cui 3000 metri cubi di metalli pesanti estremamente pericolosi sulla salute, che necessitano di trattamenti di interramento non meno impegnativi dello stoccaggio definitivo delle scorie nucleari.
Il discorso sul benessene non centrava molto: nessuno dice che il nucleare aumenterà il benessere, ma di certo non lo faranno le rinnovabili. Se lo faranno, vorrei sapere in che misura.
Sulla sicurezza non c'è molto da dire: uno può credere o meno che le centrali nucleari siano sicure, io posso dire cento volte che lo sono e uno può ripetermi altre cento che ha paura comunque di quella minuscola percentuale di rischio (molto maggiore, per dovere di cronaca, in quasi tutte le altre attività umane). Paradossalmente una centrale nucleare potrebbe essere considerata come il posto più sicuro in cui stare!
Concludo con una riflessione personale: i prossimi anni saranno molto interessanti dal punto di vista di questi temi trattati. Da un lato abbiamo molte manifestazioni di "inversioni di rotta" sul nucleare in Europa. La più eccellente è quella della Merkel: a parole, sembra che si voglia abbandonare il nucleare in favore di una massiccia sostituzione con rinnovabili. Penso (pronto a fare mea culpa tra vent'anni) che così non sarà: se abbandoneranno il nucleare, magari aumenterà un po' il contributo delle rinnovabili, ma sicuramente dovranno costruire centrali a carbone o a gas! E fra dieci centrali a carbone, ne preferisco dieci nucleari! Propio per quella "visione del futuro" di cui parlavi alla fine: quel che è CERTO è che le rinnovabili (eolico, fotovoltaico e idro) DA SOLE non ce la possono fare: non possiamo creare bacini idrici che non esistono, non possiamo far soffiare il vento quando non soffia, non possiamo accendere il Sole di notte. Ci vuole quel che si suol dire una base: oggi la fanno carbone, gas e nucleare (per chi ce l'ha). Vedo un futuro, quello dei nostri figli/nipoti, in cui questa base sarà costituita da nucleare. E penso sarebbe il futuro migliore
RispondiEliminaMi associo al commento di d.
RispondiEliminavorrei fare i miei complimenti a martina fabio e davide per aver espresso con le giuste parole quello che cerco di sostenere senza le vostre conoscenze...
RispondiEliminaCredo che la crescita del PIL sia una condizione non sufficiente ma necessaria per l'aumento del benessere, che è difficilmente identificabile come parametro: potrebbe essere una combinazione di occupazione, salari rispetto al costo della vita, salute e anche natalità direi. Avere un PIL in crescita significa un arricchimento medio del paese quindi direi che aiuta. E' chiaro però che se la ricchezza è in mano a pochi la cosa non funziona.
RispondiEliminaPer Orfeo: la prima domanda è semplicemente stupida. Come dire: terresti in mano tutta la merda che caghi in un anno?
Chernobyl è stato un drammatico esempio di follia umana, l'uso irresponsabile di una tecnologia (RBMK) di per sé non molto sicura. Non ha nulla a che vedere con la tecnologia nucleare occidentale, e ad oggi è l'unico incidente nucleare che ha causato vittime (se si escludono i due operai morti a fukushima in seguito al terremoto e non per esposizione a radiazioni). Chiaramente è stato un incidente drammatico, ma in confronto agli incidenti a petroliere, piattaforme petrolifere, oleodotti, dighe crollate ecc ecc...
Per quanto riguarda tumori vicino a centrali non si è mai visto uno studio serio che lo dimostri. Report è una bella trasmissione ma non dimostra nulla: lo stesso studio tedesco sull'incidenza di leucemie vicino ad alcune centrali non riesce a dimostrare alcun rapporto causa-effetto tra centrale e malattia, e questo è fondamentale. Blog e trasmissioni televisive non sono lo strumento adatto a queste questioni, articoli scientifici e fonti autorevoli (IAEA, OMS...) si.
Per ditagliap (scusa se ti chiamo così, ma non conosco il tuo nome).
RispondiEliminaE' tutto li il punto, nell'accettare che possiamo dirci 100 volte le stesse cose senza convincerci, il che significa che o siamo ottusi ed interdetti, oppure non ci sono certezze; questo, in termini di sicurezza sul nucleare, mi basta.
Per quanto riguarda quelli che chiami incidenti (incidente mi da sempre l'impressione di una cosa che, quando capita, ci fa dire: "Ops, scusate..."), non credo che, ragionevolmente, si possa paragonare l'inciedente più grave occorso ad una petroliera (o piattaforma estrattiva) a quelli di una centrale nucleare, sia in termini di impatto immediato che in termini di ricadute future.
Pur essendo profondamente turbato dai vari disastri (non mi va di chiamarli incidenti, come fossero ineluttabli) petroliferi (qui c'è un interessante elenco http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_petrolifero) l'ultimo dei quali nel Golfo (considerato uno dei maggiori della storia), non puoi non convenire che, anche se con lunghissimo tempo e sforzo, si può rimediare (certo non così facilmente per gli ecosistemi colpiti).
Nel caso di un disastro nucleare non è così; sai pefettamente che la contaminazione da radiazione su uomini e ambiente non si può risolvere e il decadimento naturale delle radiazioni avviene solo dopo secoli (anche qui trovi un interessante elenco http://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_nucleare).
Segue ...
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RispondiEliminaNon capisco, non riesco a postare la seconda parte del commento... mi dice che è pubblicato, ma poi sparisce dalla pagina... suggerimenti?
RispondiEliminaio vorrei fare una domanda...è pur vero che il progresso e la ricerca hanno portato ad avere centrali sempre più sicure ma il mio dubbio è: in italia sarebbero rispettate in ogni punto? con la mafia che si inserisce in ogni dove un opportunità di lucro come la costruzione di centrali non desterebbe forse il suo interesse? il rischio non crescerebbe notevolmente?
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RispondiEliminaContinua...
RispondiEliminaSe poi la soluzione al problema delle scorie è quella di tapparle in un buco (questo è il massimo finora trovato per la loro gestione) o spararle nello spazio, scusa ma non posso ritenermi soddisfatto del livelo di gestione del ciclo produttivo dell'energia nucleare fin'ora trovato.
E' interessante, a questo proposito, lo spot che promuove il no al referendum che ho visto recentemente sulla RAI (non sono riuscito a trovarlo online, mi spiace, ma continuerò a cercarlo), nel quale un insegnante (così sembra) spiega ad una classe la questione nucleare (in maniera obiettivamente interessante e razionale) ma che, quando alla fine arriva al capitolo sulle scorie, dice che in in Italia esistono già siti di stoccaggio per le scorie a basso e medio rischio (credo si riferisca alle vecchie centrali mai smantellate), e per quelle ad alto rischio dice (testualmente) "che Svezia e Finalndia si stanno già attrezzando per riceverle" (!!!)
Per quanto riguarda i costi, scusa se ti contraddico, ma i costi di normale esercizio servono solo a formulare dei preventivi; per consuntivare la redditività di una qualsiasi attività (e la sua economicità), si calcolano anche i costi derivati dal ciclo di produzione, compresi gli eventuali rischi, che vengono normalmente conteggiati in "percentuale di risichio" in fase preventiva, percentuale che si evince dallo storico, ma che poi vanno consuntivati, appunto, in fase di consuntivo, per verificare la reale convenienza economica di una attività.
Questo, almeno, è quanto succede nella normale gestione aziendale (sempre SE ha senso applicare questi meccanismi ad un tema tanto delicato).
I commenti riguardanti al se vorrei mangiare tutta la mia merda o bere il petrolio sono stupidi e non mi interessano; mi interessa però capire cosa risponderemmo se, sulla base di un calcolo statistico, ci venisse chiesto se saremmo daccordo a farci installare una centrale nucleare a 10 kilometri da casa perché c'è solo l'1 percento di possibilità che esploda (o che ci sia una fuga che contamina la falda).
Io personalmente non vorrei (ma non vorrei neanche una raffineria o un'autostrada, sia ben chiaro); vorrei invece che sulla mia palazzina vanissero installati pannelli solari e comignoli eolici (per inciso, il Sole non è mai spento, la luce la produce sempre, e ci sono tecnologie che permettono ai pannelli di sfruttare gli IR di notte, in modo che producano H24) e che lo stesso accadesse su tutte le palazzine e case ed industrie del mondo, così magari il fabbisogno si riduce a un decimo dell'attuale (non ho fatto i conti).
Utopia? Forse, ma non meno di voler a tutti i costi credere che l'intelligenza dell'Uomo (inteso come specie) possa far fronte alla sua stupidità.
Discussione interessante (mangiamerda a parte)....
A presto, spero....
Rispondo a keryery
RispondiEliminaÈ una bella domanda che ci poniamo in tanti. Ritengo ci siano due aspetti da affrontare, uno che riguarda prettamente la tecnologia nucleare, l’altro ideologico. Rispondo al primo e aggiungo la risposta di Fabio alla questione più ampia e meno legata al nucleare visto che lui non riesce a postare.
Gli impianti nucleari data la loro complessità, le elevate norme di sicurezza, le enormi potenze in gioco, sono sottoposti a numerossissimi controlli da parte di agenzie per la sicurezza nazionali e internazionali. Hanno l’obbligo di eseguire una manutenzione totale almeno una volta all’anno, nella quale una centrale viene controllata in ogni sua parte da team di esperti provenienti da tutto il mondo. La centrale viene spenta e sottoposta per almeno 20 giorni (talvolta fino a 50) a questa ispezione globale. Come l’ enel ‘controlla’ per la nostra sicurezza cosa succede nelle centrali nucleari in Europee, e soprattutto in quelle dei paesi confinanti, così avverrebbe per noi. Penso che se ci si fida poco di noi italiani già questo possa dare delle garanzie. Da quel che ho visto non ritengo proprio sia possibile mettere la sabbia nelle costruzioni antisismiche di una centrale come è avvenuto a L’Aquila. Troppi controlli e provenienti da tante società internazionali. Da questo punto di vista credo che l’eccessiva paura abbia avuto un effetto positivo, in Italia a maggior ragione sarebbero tutti mobilitati, a partire da movimenti antinuclearisti e movimenti ambientalisti, a controllare che non avvenga ciò che tu temi. Inoltre nonostante l’Italia sia fuori dal nucleare dal 1987 le imprese italiane sono andate avanti investendo all’estero in ricerca e nella costruzione di centrali. Sono tanti quindi i tecnici Italiani esperti nel mestiere e di certo non ci mancano le competenze. Ti faccio un esempio, all’estero la tecnologia degli isolatori antisismici delle centrali nucleari è tutta italiana, il nostro paese è all’avanguardia in molti campi ma purtroppo se ne racconta sempre il peggio.
Prosegue la risposta di fabio:
RispondiEliminaSpesso in questi giorni, discutendo del prossimo referendum che deciderà, fra l’altro, del futuro del programma nucleare italiano, ho sentito muovere una critica senza dubbio sensata, ma estremamente scoraggiante. In molti dubitano del fatto che l’Italia sia in grado di gestire gli impianti nucleari, dotati di una tecnologia delicata, di una costruzione lunga e costosa e di una necessità di controllo peculiare. Questa critica riflette una forte disillusione nei confronti del paese in cui viviamo, un paese con una storia millenaria, personaggi storici fondamentali per la storia mondiale, una cultura impareggiabile, ma anche un paese spesso messo alla berlina nell’ultimo secolo e, ancora più negli ultimi anni, trattato come una splendida ragazza un po’ stupida, che si può nel contempo ammirare e sfotticchiare.
Noi dobbiamo uscire da questo vortice di autodistruzione.
La mancanza di fiducia nel nostro paese non farà che peggiorarlo. Chi critica impunemente senza voglia né di proporre né di migliorare lo stato delle cose è soprattutto un vigliacco, oltre ad una persona ben più misera e stupida di quanto voglia dipingersi con le parole e i discorsi di cui abusa.
Riguardo al caso del nucleare, sentire persone giovani che mostrano una tale disillusione è una pugnalata al cuore. Gli impianti non saranno sicuri? Dovremo fare in modo NOI che lo siano. Ci saranno infiltrazione mafiose? Dobbiamo provvedere NOI a trovare la dignità e la forza affinché certe serpi trovino finalmente le porte sbarrate e si rintanino a morire lontane dalle nostre case.
Suonerà logoro e scialbo, ma siamo NOI il futuro, non quelle persone, classe politica in primis, che, già ben più vecchie, sono destinate ad appassire e morire dopo aver coltivato una vita miserabile nel tentativo di arraffare quanta più roba da portarsi nella tomba. Siamo NOI che dobbiamo evitare di diventare come loro.
E’ una grande responsabilità, ma bisogna trovare la forza per farsene carico.
La critica sterile e la mancanza di fiducia sono pura ignavia e accettazione verso uno stato di cose che non abbiamo il coraggio e la forza di cambiare.
Io credo, però, che noi possiamo farlo.
Dimostriamolo a noi stessi, al Paese e al mondo. L’Italia può affrontare un impegno del genere, come molti altri paesi hanno già fatto da anni. Dimostriamo che l’Italia non è da meno.