giovedì 13 gennaio 2011

Perchè a Mirafiori non c'è nulla da protestare

Proprio ieri sono stati pubblicati i risultati di Freedom House in merito alla libertà economica nel mondo.

Non stupisce nessuno che l’Italia sia dietro paesi come l’America, l’Inghilterra la Germania o il Giappone. Quello che stupisce è che non ci ha superato solo l’Asia (Hong Kong), o l’Est Europa (Romania) ma perfino l’Africa (Namibia, Sud Africa, Rwanda).

L’Italia è 87° su 175 considerati. Nel 2000 eravamo al 28° posto.

Prendendo con il beneficio del dubbio questo tipo di classifiche, spesso infatti è difficile dare un valore numerico ai criteri presi in esame, e in molti nei paesi che ci precedono la libertà economica è sancita a scapito altri diritti umani, la posizione dell’Italia rimane comunque drammaticamente oscena.

Oscena perché, per quanto non ci piacciano queste classifiche, ci danno un’idea di quello che si pensa del nostro paese nel mondo. Con questa posizione l’Italia attrae meno capitali di tutti i paesi che la precedono.

Detto questo i fatti di Mirafiori:
Fiat ha intenzione di investire oltre un miliardo di euro nell’impianto torinese.
Può farlo e vuole farlo solo se questo investimento sarà adeguatamente compensato nei prossimi anni.
Ricordo che l’Italia ha la peggiore produttività industriale di tutto il mondo occidentale, cioè ha il più basso rapporto tra valore del prodotto e operai impiegati in fabbrica. Un operaio italiano, per qualche ragione, produce, nello stesso tempo, meno che qualsiasi altro operaio europeo (Romania compresa).
La Fiat vuole aumentare la produttività media dell’impianto di Mirafiori. Lo vuol fare con il nuovo accordo che Cisl, Uil e tutte le altre sigle sindacali, tranne la FIOM, hanno sottoscritto.

In pratica l’accordo prevede:

1) Orario di lavoro
Confermate le 40 ore di lavoro settimanali, si partirà con 10 turni lavorativi; con l’effettivo raggiungimento degli obiettivi produttivi, previa comunicazione ai rappresentanti sindacali dei lavoratori, si passerà poi a 15 turni o, in caso di ulteriore incremento produttivo, ad un massimo di 17 turni (schema di 18 turni settimanali teorici). Per effetto delle maggiorazioni di turno in vigore in Fiat, la busta paga incrementerà di almeno 4 mila € lordi su base annua.

2) Lavoro straordinario
Sono concordate 120 ore di straordinario annuali, che saranno comunicate con almeno 4 giorni d’anticipo; in occasione dello stesso, i lavoratori, nel limite del 20% della forza, potranno addurre esigenze personali per esimersi dalla prestazione. Lo straordinario sarà utilizzato, in particolare, anche per far fronte alle salite produttive, prima di elevare in modo strutturale il regime dei turni.

3) Pause e mensa
Durante il turno si usufruiranno tre pause di 10 minuti ciascuna, con una “compensazione monetaria” di 32,50 euro. La pausa per la mensa resta collocata all’interno del turno; in caso di passaggio a 15 o 17 turni ci sarà una verifica sulla possibilità di spostarla a fine turno, previo accordo sindacale.

4) Organizzazione del lavoro.
Viene prevista una procedura di gestione dei reclami e delle controversie individuali riguardanti l’applicazione della tempistica sulle linee, con il coinvolgimento dei rappresentanti sindacali dei lavoratori.

5) Assenteismo
Il regime della malattia non muterà se il tasso di assenteismo, oggi ben al di sopra, tornerà a livelli compatibili con la media nazionale (3,5%): una apposita commissione monitorerà il suo andamento dopo il primo semestre di partenza dell’attività produttiva della nuova società in joint venture fra Fiat e Chrysler e attuerà eventuali azioni di sensibilizzazione per la risoluzione del problema; dopo ulteriori 6 mesi si svolgerà un ultimo esame. Qualora il tasso di assenteismo per malattia dovesse comunque restare al di sopra del 3,5%, verrà applicata per 12 mesi (dopo i quali verrà rinnovata la verifica), la seguente regolamentazione: in caso di malattie brevi (di durata non superiore a 5 giorni), che precedono o seguono festività, ferie o riposo settimanale, ripetute oltre due volte nell’arco dell’anno, dal terzo episodio analogo non verrà riconosciuto il trattamento economico a carico dell’azienda per due giorni. In ogni caso, restano escluse le assenze seppur brevi causate da infortunio, da ricovero e da patologie gravi che comportano assenze ripetute (ad esempio dialisi o malattie cardiovascolari). Inoltre alla Commissione è demandato il compito di definire casi cui tale regolamentazione non si applica, nonché di verificare il rientro nel tasso di assenteismo fisiologico. Viene, infine, ribadito che, in caso di malattie lunghe, il trattamento economico previsto dal Ccnl dei Metalmeccanici, viene aumentato dal 50% all’80%.

6) Clausola di responsabilità per le organizzazioni
L’intesa vincola le parti al rispetto di tutti i punti. E’ implicito l’impegno, da parte delle singole Organizzazioni sottoscriventi, di non proclamare lo sciopero contro l’accordo sottoscritto o in modo tale da vanificarlo nella pratica. In caso d’inosservanza dell’accordo aziendale, si attiva la verifica preventiva nella Commissione nazionale paritetica di conciliazione, che valuta eventuali provvedimenti a carico delle sole Organizzazioni Sindacali dichiaranti lo sciopero, in materia di contributi sindacali, permessi per direttivi e permessi aggiuntivi per rappresentanti sindacali. Non è quindi in alcun modo in discussione il diritto di sciopero del singolo lavoratore, che è tutelato dalla Costituzione. I singoli lavoratori sono tenuti al rispetto delle disposizioni di lavoro e contrattuali, per cui l’eventuale inosservanza è ricondotta al CCNL per quanto concerne le contestazioni disciplinari, così come avviene normalmente in tutti i luoghi di lavoro.

La Fiat non chiede, dunque, nient’altro che governabilità, chiede chiarezza e responsabilità ai propri operai.

Ciò di cui si accusa la Fiat è di ricattare i lavoratori, “o così o ce ne andiamo”. Ma perché dovrebbero essere i lavoratori a ricattare l’azienda? “O così o non lavoriamo?”.

Forse per la prima volta in tutta la sua storia la Fiat non sta salvando un impianto chiedendo contributi e soldi al governo, per la prima volta la Fiat non si sta salvando usando i nostri soldi.

Il punto che la FIOM-CGIL non riesce proprio a digerire è l’impossibilità di dichiarare uno sciopero per le sigle che non firmeranno l’accordo. Non si capisce però perché in altre situazioni (vedi contratti di scuola e trasporti) invece abbiano sottoscritto contratti simili, forse perché in quei settori volevano limitare la forza di altre sigle sindacali più forti e autoritarie di loro, come i Cobas?

La campagna della FIOM è solo e soltanto ideologica, il settore dell’auto è un settore maturo, in tutto il mondo è in difficoltà, La Fiat solo sei anni fa stava per chiudere i battenti, oggi vuole investire un miliardo di euro e gli si chiude la porta in faccia?

La campagna della FIOM inoltre è solo e soltanto ideologica perché in Germania, ancor prima della crisi, agli operai tedeschi veniva chiesto di lavorare di più con gli stessi salari, per salvare le fabbriche ed evitare la delocalizzazione.

La FIOM sa benissimo che il futuro della FIAT è Mirafiori e che il futuro di Mirafiori è FIAT, sanno benissimo che al referendum vincerà il sì e che questo accordo entrerà in vigore. Tutte queste proteste servono solo a farsi pubblicità e a mostrare che loro sono i veri duri del sindacato.

Come ho sempre ritenuto, e continuo a ritenere, le battaglie ideologiche non portano a nulla e sono troppo semplici. E’ un preciso dovere morale di ognuno di noi ridefinirsi ogni giorno, chiedersi ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, sulla base dei nostri valori, ma nella concretezza degli eventi.
E visti gli "eventi", cioè la presente situazione economica globale e italiana (vedi classifica di freedom house di incipit di post) è chiaro che l'accordo di Mirafiori è un buon accordo.

E’ troppo facile dire sono capitalista e quindi sono con Fiat, sono comunista e sono con i lavoratori.

Io non sto con Marchionne perché sono capitalista, io sto con Fiat perché mi sono informato, ho riflettuto e ho scelto di stare con Marchionne.
E voi con chi state? E soprattutto, perché?

4 commenti:

  1. Mi piace, manca però una cosa fondamentale, gli investiemtni sono per miglioramenti ergonomici e logistici, legati al wolrd class manifacturing, e che servono ad aiutare l'operaio in generale, a svolgere il suo lavoro in modo più efficiente e più salutare in quanto si dovrà spostare di meno, lavorare in posizione eretta invece che piegata e potrà controllare lo scorrimento della catena dando lui il ritmo dei pezzi che arrivano.
    tali investimenti permettono di recuperare tempo in quanto i pezzi arrivano alla postazione direttamente, evitando all'operaio di doverli andare a prendere in punti anche diversi della fabbrica.

    RispondiElimina
  2. LE cose che dici sono molto giuste e sensate. Queste lotte interne al nostro paese stanno peggiorando la situazione, indebolendo il PD e inasprendo il conflitto lavoratore/datore di lavoro. Inoltre l'Italia è sempre stata carente riguardo la coscienza nazionale, quindi sforzi come quelli fatti in Germania qui sono impensabili, manca una vera identità nazionale, spinta propulsiva a sacrifici da parte dei lavoratori e da parte dei datori. D'altronde la politica ne è il chiaro specchio, ognuno pensa ai fatti suoi e a come perdere meno voti. Detto questo mi sento di stare con i lavoratori, perchè mi sembra che chi parla da fuori non possa ben capire cosa significhi fare l'operaio in una fabbrica (come non posso capirlo io ovviamente, cerco di immedesimarmi) e che quindi anche il posizionamento della mensa possa essere importante ad esempio. L'assenteismo ingiustificato è un problema da risolvere, ma il ricatto che fa Marchionne è svilente, o così o me ne vado dove il lavoro costa di meno, detto da un'azienda che per quarant'anni ha preso aiuti dallo stato. Forse è un rigetto di questa economia quello che mi spinge a dire questo, sommato ad un odio verso le case automobilistiche che si ostinano a propinarci auto che ormai sono vecchie come il cucco.
    Valentina

    RispondiElimina
  3. Credo che non ci sia molto da discutere. Il referendum sancirà la volontà dei lavoratori o almeno della maggior parte di loro. Oggi la FIOM dichiara che comunque non lascerà lo stabilimento, qualunque sia il risultato. Sono sicuro che gli operai non siano scemi e anzi se voteranno si lo faranno per necessità o per buona fede. Temo solo che questo darà via a una serie di contrattazioni e negoziazioni in altre grandi aziende, che non sempre si comporteranno degnamente o comunque non mostreranno il dovuto rispetto ai lavoratori. Ad ogni modo mi chiedo?
    Lo stipendio di un operaio italiano è proporzionato al costo della vita, e quindi equiparabile a quello di un tedesco?

    RispondiElimina
  4. Assolutamente no, lo stipendio di un operaio medio è inferiore a quello di un tedesco.
    Ma tutto ciò è conseguenza della maggior produttività del sistema tedesco e degli operai tedeschi.
    Nella fabbrica della Wolkswagen dalla costruzione (1966 se non sbaglio)ad oggi ci sono stati solo 2 scioperi, questo perchè nelle fabbriche tedesche vige la democrazia e non l'autoritarismo. Infatti, i sindacati propongono uno sciopero e solo se la maggioranza dei lavoratori è favorevole allora si sciopera (credo che la maggioranza sia anche qualificata al 75%).
    In Italia non è così, molto spesso, ad ammissione degli stessi ex operai, in Fiat si scioperava non per protesta ma per non andare a lavoro nelle prossimità di ponte o di altre festività.
    Il tasso di malattia che svetta alle stelle il giorno in cui gioca la nazionale è una cosa che in germania nemmeno si sognerebbero.

    RispondiElimina