mercoledì 23 dicembre 2009

FIAT, impresa privata?

E' ormai di diverse settimane fa la notizia della prossima chiusura dello stabilimento FIAT di Termini Imerese.

La causa principale della chiusura dello stabilimento è la scarsa produttività.
Produrre un’automobile in Sicilia costa mediamente 1000 euro più che in qualsiasi altro impianto in Italia.

Perché?
Le ragioni sono essenzialmente di due tipi, il primo è direttamente legato alla casa torinese, il secondo è legato alla pubblica amministrazione, in particolare alla regione Sicilia.

Le prime ragioni, quelle legate a FIAT, sono ragioni di tipo tecnico-produttive, il sito è troppo piccolo e la produzione è limitata. Praticamente tenere aperto lo stabilimento costa tanto e produce troppe poche automobili; il numero limitato di auto prodotte non permette di dividere una spesa così ingente su un numero così limitato. Lo stabilimento infatti era stato pensato negli anni '70, da sempre ha prodotto un unico modello alla volta legando la sua sopravvivenza alle performance del modello stesso.

Le seconde ragioni dicevamo sono di responsabilità fondamentalmente della Regione Sicilia, più in recentemente della giunta Cuffaro.
Una fabbrica di quelle dimensioni ha bisogno infatti di servizi e infrastrutture per funzionare efficacemente.

Ora la FIAT essendo un’impresa, e non un ente di pubblica assistenza, ha tutto il diritto di chiudere gli impianti, anche quello di Termini Imerese.
La cosa strana è che la FIAT si ricordi di essere un'impresa privata soltanto quando più le fa comodo.

La Fiat "moderna" infatti ha superato ben quattro crisi, tutte con "l’aiuto statale": quella tutta italiana del 1964 e quelle mondiali, dovute agli choc petroliferi, del 1973 '76 e del 1981 ‘82. Mentre la quarta riguarda il mercato automobilistico del 1993. Durante gli anni '90 stessa storia: la Fiat perde quota di mercato sia sul mercato domestico che su quello europeo.

Negli ultimi 100 anni la FIAT ha ricevuto "aiuti statali" in termini di incentivi e finanziamenti più di ogni altra impresa statale di qualsiasi altro stato.

La FIAT ha quindi il diritto di prendere le proprie scelte strategiche ma ha il dovere di camminare con le proprie gambe.

1 commento:

  1. Certo il problema è piuttosto complesso. Da un lato FIAT difende i propri interessi economici, dall'altro i sindacati difendono i posti di lavoro. Difficile dire chi ha ragione.
    Certo lo Stato non può disinteressarsi a un'impresa che dà lavoro a tanta gente. Del resto anche lo Stato è un investitore: dovrebbe investire i propri soldi sperando che FIAT e i suoi dipendenti paghino le tasse.
    Perciò a mio parere ben vengano gli aiuti statali, purché non si tratti di fare beneficenza con i soldi degli altri.
    Detto questo costringere FIAT (o lo Stato) a un investimento improduttivo non può che portare a mettere a rischio, nel futuro, un maggior numero di posti di lavoro.
    Col rischio di sembrare cinico vorrei ricordare che gli ideali devono sempre confrontarsi con la dura realtà del mercato.

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